"Chiamatemi Antonio Borghese" - Lo scrittore inglese
Anthony Burgess.
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di ANTHONY BURGESS dei 99 migliori romanzi in lingua inglese editi dal 1939 al 1984 |
| CLOCKWORK ORGY: un filmetto 'porno'
basato su Arancia meccanica di Stanley Kubrick Biografia di Stanley Kubrick |
"What Is Literature?"
da English Literature. "Filming A Clockwork Orange" da You've Had Your Time (secondo volume dell'autobiografia di Burgess) |
L'Italia è una tappa obbligatoria per gli artisti e gli intellettuali
nordeuropei. Anthony Burgess, che le traversie trascinarono qua e là per il mondo, nel
nostro Paese si ancorava spesso e volentieri. L'Italia appare nei suoi romanzi Beard's
Roman Women, del 1976 (che si svolge in gran parte in una Roma segnata
dalla pioggia) e Earthly Powers,
in Francia votato come miglior romanzo del 1980. Uno dei protagonisti di Earthly
Powers è un simpatico quanto energico prelato-esorcista di Gorgonzola destinato a
diventare Papa. Dopo essere cresciuto tra le fuligginose case a schiera del Lancashire, frequentò lo
Xaverian College. Da ragazzo scrisse poesie (i versi dell'antieroe Enderby
sono naturalmente suoi), ma la sua vera passione era la musica. La madre, Belle
Burgess, era una cantante di varietà; il padre suonava il pianoforte nei cinema ai tempi
del muto. Belle Burgess morì quando Anthony era ancora un bambino, e ad allevarlo fu la
madrigna, figura grottesca in cui ci si imbatte in Inside Mr.
Enderby. Bocciato a un esame, ad Anthony venne preclusa la possibilità di
studiare musica all'università di Manchester, e perciò si iscrisse alla facoltà di
Lettere. Prese parte alla Seconda Guerra Mondiale e lavorò per il Central Advisory
Council for Forces Education in qualità di lettore e docente di letteratura. Come
ufficiale istruttore del servizio coloniale, fu stazionato dapprima in Malesia e poi nel
Borneo (1954-1960). Nel 1959 si trovava nel sultanato di Brunai quando i medici gli
diagnosticarono un tumore al cervello, dandogli al massimo un anno di vita. Burgess è stato uno dei pochi autori che, sebbene molto prolifico, ha mantenuto costantemente un elevato livello qualitativo. I critici e gli editori non vedevano di buon occhio questa sua fecondità, e lui usò a più riprese uno pseudonimo (con Joseph Kell firmò il primo e l'ultimo della sua cinquina d'esordio). Anche "Anthony Burgess" può considerarsi uno pseudonimo. Anthony era il suo secondo prenome, Burgess il cognome della madre. Da cattolico convinto, Burgess enfatizzò i valori fondamentali della vita e fu un
critico spietato dell'Inghilterra moderna, che considerava "anestetizzata" dalla
TV, dai supermercati, dai sindacati e dalla cultura pop. Quando cominciò a imperversare
la Beatlesmania, fu tra coloro che espressero la loro riprovazione per l'isteria
scatenatasi attorno ai cinque musici di Liverpool. Ma, come ammise in You've Had Your
Time, presto si rese conto che i Beatles erano bravini, soprattutto se li si
paragonava alle bands che vennero dopo di loro. Anche la sua produzione giornalistica è molto vasta. Collaborò a testate come l'Observer, l'Indipendent , il New York Times e il Corriere della Sera. Inoltre fu... un ammirevole bevitore. Nella sua autobiografia in due volumi, racconta: "Il fegato umano, a meno che non sia quello di Graham Greene, non può sopportare più di una certa quantità di alcol, come mi rammenta di continuo il fantasma della mia prima moglie, morta di cirrosi epatica il 20 marzo 1968." In Beard's Roman Women c'è il ritratto di un'energica gallese sbevazzona che potrebbe essere la stessa prima moglie di Burgess. Un simile personaggio compare anche in anni antecedenti (per esempio nello spassoso Honey for the Bears). E parecchi dei suoi (anti-)eroi sono appassionati bevitori: primo tra tutti, il Professor Enderby, un poeta comicamente distratto e sempre fuori posto nel caos e nella volgarità del mondo moderno. (Sugli antieroi burgessiani, vedi la mia recensione di The Wanting Seed) Nei romanzi di Burgess spicca la figura decadente, pigra e provinciale, ma essenzialmente tollerante e liberale, dell'uomo inglese. I suoi personaggi sono spesso maltrattati dalla vita, hanno perduto i punti di riferimento - le tradizioni, la religione -, e non raramente vengono catapultati in una commedia di malintesi. A cominciare da The Wanting Seed del 1962, o forse fin dalla Trilogia Malesiana, Burgess esprime una concezione tragico-melodrammatica dell'esistenza, che lo affratella sia al poeta Gerard Manley Hopkins che a James Joyce. Le sue figure centrali sono imperfette, sessualmente represse, alienate, e hanno qualcosa dell'antieroe Leopold Bloom. Sul tema Bloom e l'imperfezione umana, Burgess tenne una conferenza a Milano. Per spiegare Joyce al lettore comune, scrisse Re- Joyce, Here Comes Everybody nonché Joysprick: An Introduction to the Language of James Joyce. |
"Signor Anthony Burgess..." lo interpellavano i giornalisti nostrani. E lui: "Chiamatemi Antonio Borghese." |
Dal mito di Arancia meccanica al Cadavere a Deptford
Soltanto negli Stati Uniti, A
Clockwork Orange , l'ottavo libro di Burgess, ha venduto fino ad oggi due milioni
di copie,
e sembra dover conservare la sua posizione tra quelle opere fortunate che non perdono mai
d'attualità. John Gardner lo giudicò "...il lavoro
più brillante e più nero di Burgess".
In un suo brillante
elzeviro, Burgess asserì che per padroneggiare l'inglese basta saper emettere dei mugolii
particolari, con tutta una serie di accorgimenti, con mezze vocali, in sfumature varie. E
chi sa usare on, off, out, ecc. insieme al verbo to get, può
dire di aver già imparato metà della lingua! Arancia meccanica conferì a Burgess fama universale, ma in Italia lui era più conosciuto come saggista e polemista brillante che come romanziere. Si può comunque affermare che molte pagine dei suoi romanzi sono da ritenersi degli essays (di letteratura, storia, filosofia, musica), resi digeribili perché orchestrati a puntino e innestati in una vicenda umana. Nelle sue "novelle" i fatti e le descrizioni ambientali non fanno una piega. Questo vale sia per il vasto affresco di Earthly Powers (un'ingegnosa rivisitazione del Ventesimo secolo) che per la serie su Enderby (quella sul professore di vasta cultura che viene confrontato con il proprio anacronismo e coinvolto in tante situazioni grottesche). Per Any Old Iron, del 1989, non solo si documentò - tra le altre cose - sui Celti, sugli inizi dello Stato di Israele, sulla liberazione dell'Italia da parte degli Alleati e sul mito della spada Excalibur, ma studiò anche l'impenetrabile dialetto del Galles. L'ultimo dei suoi romanzi-saggi si legge come un giallo: è quello su Marlowe, notoriamente un agita-acque della letteratura inglese.Christopher Marlowe, assassinato nel 1593 in una bettola di Londra, nelle sue tragedie rappresentò a tinte forti la vita di grandi uomini, uomini assetati di potere e di ricchezza, affrontando temi che a quei tempi erano tabù con un coraggio che rasenta l'eresia. Marlowe non volle mai limitarsi a essere un uomo di penna, e fu proprio il fronteggiare le oscure forze del potere a costargli la vita. Fin dall'adolescenza, la figura di Marlowe aveva attratto la fantasia di Burgess, tanto che lo scrittore di Manchester dedicò la sua tesi di laurea a questo contemporaneo di Shakespeare, a questo grande poeta ma anche sodomita, falsario e avventuriero. Burgess scrisse la tesi mentre la Luftwaffe bombardava la sua città, e l'atmosfera da fine del mondo gli evocò a puntino l'Inferno così com'è descritto nel lamento finale del Faust di Marlowe. Nell'apocalissi delle bombe, il manoscritto andò distrutto. Tuttavia, Burgess non smise mai di pensare al poeta elisabettiano, e svariati decenni dopo, proprio nell'occasione del quarto centenario della morte del poeta, concluse e diede alle stampe Il cadavere a Deptford. Marlowe, il "suo" Marlowe, traduce gli Amori di Ovidio sullo sfondo di taverne buie, di tuguri, di cloache; svolge l'attività di agente segreto e fuma il tabacco "generosamente" procuratogli dall'infido Sir Walter Raleigh. Uno dei poli di questo essay romanzato su Marlowe (titolo originale: A Dead Man in Deptford) è l'autodafè messo in atto nel Seicento dalla Chiesa protestante contro i "traditori" cattolici: uno specchio, si direbbe, dell'Inquisizione cattolico-romana. Burgess ci descrive magistralmente quei verdetti emessi in modo alquanto sommario, cui seguivano atroci esecuzioni. La Londra elisabettiana di questo romanzo pullula di usurai, prostitute, straccioni... e di Bravi che ricordano da molto vicino i nostri "mafiosi". Nei bassifondi della città sul Tamigi si parla un linguaggio che è spesso turpiloquio e ovunque dominano la miseria, i complotti, le ingiustizie. In un tale contesto, appare assolutamente normale che il proprietario di un bordello sia anche impresario teatrale... |
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