Burgess about "A Clockwork Orange"

A Clockwork Orange - Informations (sul film e sul romanzo)


Anthony Burgess The Wanting Seed

Scritto nel 1962 e ambientato in un futuro minacciosamente prossimo, The Wanting Seed è una commedia malthusiana sugli usi e costumi - strani e obbrobriosi - di un mondo sovraffollato.

"Wildly and fantastically funny. . . . Here too is all the usual rich exuberance of Mr. Burgesss vocabulary, his love of quotations and literary allusions. . . . A remarkable and brilliantly imagined novel, vital and inventive." (Times Literary Supplement)


Oltre al celebre e osannato A Clockwork Orange, negli anni Sessanta-Settanta presso gli studenti americani acquistò una grande popolarità un altro romanzo di Burgess: The Wanting Seed, che fu la prima (in ordine di tempo) visione utopica dello scrittore di Manchester.
The Wanting Seed è fantascienza, ma una fantascienza "con i piedi ben piantati per terra", ispirata dall'Huxley di Brave New World e forse un pochino anche da Tolkien, ma che tradisce soprattutto gli influssi di Orwell.

Burgess aveva letto molto attentamente 1984, tanto che più tardi avrebbe replicato al suo connazionale con 1985, che è, insieme, un saggio letterario-antropologico e una novella di SF. In The Wanting Seed (che, parimenti ad Arancia meccanica e a 1985 , è ambientato in un'Inghilterra del futuro), ci muoviamo in una Londra fatta di soli grattacieli, una metropoli cresciuta a dismisura fino ad "assorbire" le città circostanti (compresa la già di per sé grande Birmingham). La vita è rigorosamente regolata dallo Stato, che scoraggia il matrimonio - e dunque la procreazione - con il risultato che vengono esaltate l'omosessualità e... le pratiche cannibalistiche. Il protagonista, Tristram Foxe (ricordate il Fox del Giro del mondo in ottanta giorni ?), si ribella a tanto ordine spinto agli estremi e decide di condurre un'esistenza selvaggia all'interno dell'enorme e supermoderno agglomerato urbano. La sua "Vita Nova" include perfino la partecipazione a grotteschi rituali di fertilità... Dunque, per una volta tanto, i piaceri della carne sono affratellati a quelli dello spirito.

Gli antieroi di Anthony Burgess

Come Norman Mailer, anche Burgess odiava il totalitarismo, e qua e là decantò la natura romantica della violenza come ultima possibilità di rivalsa e di asserzione dell'individuo. Mentre Tristram Foxe, l'antieroe di The Wanting Seed, riesce a realizzarsi trasformandosi in un Nuovo Selvaggio, altri personaggi 'burgessiani', immersi come noi nel grigio Tutti-i-Giorni, devono invece imparare a convivere con le proprie debolezze ed ammettere la loro sconfitta, la loro incapacità a "cambiare pelle". Alcuni di loro sono addirittura impotenti o comunque sessualmente repressi (come il poeta Enderby), nonché alienati ("dall'influenza americana"!) e piegati dai tanti contraccolpi di una vita che non li risparmia mai.

Il primo antieroe di Burgess è stato Richard Ennis di A Vision of Battlements, romanzo ambientato a Gibilterra (che allora era una colonia inglese). Ennis deve imparare ad accettare i propri fallimenti, e non soltanto quelli nel settore musicale, in cui è attivo. La Gibilterra descritta da Burgess è un palcoscenico di contrasti sociali e umani, di continui conflitti tra sentimenti e idee. A Vision of Battlements, satira comica nello stile di Evelyn Waugh, tormentò lo scrittore per anni (forse perché il romanzo è palesemente autobiografico), e la pubblicazione non avvenne se non prima del 1965.
Molti antieroi 'burgessiani' assistono passivamente al processo di decadenza e di vertiginoso mutamento cui è soggetta la società in cui vivono. Con un misto di orrore e di gioia, prendono nota di come l'Inghilterra vada via via popolandosi di individui che provengono da altre terre e da culture molto differenti: un carosello di bruno, rosso e giallo che simbolizza un'esistenza di gran lunga più appagabile della loro, perché più prossima all'ideale di vita in natura. Un muro di preconcetti si innalza non solo tra razze diverse, ma anche tra individuo e individuo, e chi non riesce ad adattarsi al cambiamento, chi non impara a convivere con gli altri e ad accettare i "diversi", rimarrà imprigionato nel vortice della tediosa quotidianità.

Per Burgess, il rischio dei tempi moderni consiste proprio in questo: nella 'passivity', nella 'neutrality' o 'inertia' dell'individuo, oltre naturalmente che nei giochi spesso imprevedibili giocati dai massimi sistemi politici (soprattutto in Honey for the Bears, i contrasti Est-Ovest sono stati da lui descritti con magistrale umorismo).
In The Right to an Answer, ambientato nella noiosa periferia londinese, l'io narrante descrive la domenica, giorno in cui è solito prendere l'autobus per recarsi dalla sorella, come "...a gape of Sunday ennui. So we Sundayed along, rattling, and creaking in Sunday hollowness."

Il Tristram Foxe di The Wanting Seed ci appare inizialmente come un personaggio "duro", deciso, cool: si prende tutto quello che vuole, senza troppi scrupoli. E' insomma attivo così come si addice a ogni immaginario uomo "del futuro". Certo però che la sua è un'intraprendenza alquanto negativa se pensiamo a un altro personaggio di Burgess: il Dennies Hillier di Tremor of Intent (una 'spy story' che farebbe impallidire James Bond!).
Dennies Hillier, prete irlandese ed ex agente segreto, è il più "sexist" dei primi eroi/antieroi 'burgessiani'; ma quel che maggiormente conta è che, dietro alle sue gesta, c'è una profonda morale che non è la morale del Regno Unito e del Secret Service inglese - per cui si ritrova a lavorare -, ma una morale dolorosamente umana.

In 1985, Burgess ci presenta un'Inghilterra che è nelle mani degli sceicchi arabi e dei sindacati, e al protagonista del romanzo toccherà di dover soccombere a queste forze più alte di lui; in Tremor of Intent, nonostante i tanti intrighi e assassinii, sono l'amore e l'amicizia i veri motori della vicenda. L'amore è anche un leit-motiv di questo The Wanting Seed , solo che qui il personaggio principale, a dispetto del profondo affetto che lo lega alla moglie, aquisisce una sorta di incolumità spirituale soltanto dopo aver accantonato ogni scrupolo etico; e quindi possiamo affermare che anche la sua "autoliberazione" è da considerarsi un fallimento.
Il tema della sovrappopolazione e del controllo totale da parte dello Stato, così com'è trattato in The Wanting Seed , è decisamente 'noir'. Eppure, questo romanzo riesce a regalarci non pochi momenti esilaranti. Ma questo avviene del resto con tutte - o quasi tutte - le opere di Burgess. E come si può meglio affrontare l'insensibilità dell'esistenza, la tragedia di un destino irrevocabile, se non proprio tramite un po' di salutare allegria?

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